Due, di Irène Nemirovsky

L’eterno dissidio tra la passione e l’amore coniugale, è questo il perno su cui ruota il romanzo di Irène Nemirovsky . E l’autrice sembra propendere alla fine dei giochi per la vita di coppia, “ conquistata a fatica, accumulata lentamente, distillata come un miele .” La vita a vent’anni è facile e piena di gioia, soprattutto se si vive a Parigi e si proviene da famiglie abbienti. Lo sanno bene i rampolli dei Carmontel e dei Segré, trascinati giorno dopo giorno in un turbine di feste, storie di piacere e bevute tra amici. Ma gli anni passano e presto o tardi si ritovano tutti a fare i conti con le convenzioni sociali: il fidanzamento, il matrimonio, gli affari. Dietro un’apparenza perfetta nessuno però riesce a far tacere la verità, quella che urla forte tra le pareti della scatola cranica, inudibile all’esterno dove tutto è quiete e indifferenza. Ognuno dei personaggi conosce l’altra faccia della medaglia, ma continua a rivestire il proprio ruolo di moglie, marito, amante in maniera impeccabile. Con una lucidità sorprendente e a tratti agghiacciante, la Nemirovsky analizza le relazioni umane servendosi di un coltello affilato per rimuovere la glassa di romanticismo di cui si è soliti ricoprire sentimenti quali l’amore, l’amicizia, i legami di sangue. Ecco che allora l’amore tra moglie e marito diventa comprensione, rifugio, conforto, assenza di curiosità e l’amicizia un insieme di ricordi sbiaditi, dal sapore amaro. Il messaggio alla fine arriva forte e chiaro: “ La passione sembra un dono di Dio, troppo bello per essere vero &#

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