Recensioni atipiche: I viaggi. Da Tangeri alle Maldive e ritorno, di Muhammed Ibn Battuta

Che l’etichetta di “Letteratura migrante” ormai sia dilagante sugli scaffali delle librerie europee non è certo una novità. E’ infatti a partire dalla metà degli anni Novanta che moltissimi critici letterari, come astuti bracconieri, hanno cercato di chiudere nel recinto di questa comoda e gestibile etichetta, la multiforme e inetichettabile produzione dei più disparati autori, provenienti da ogni angolo del mondo. E’ anche a causa di questa etichetta, io credo, che il poderoso libro di ricordi di viaggio di Muhammed Ibn Battuta, intellettuale marocchino approdato in Europa nel 2007, dopo oltre vent’anni di viaggio, e costretto a fare i lavori più assurdi per riuscire a sopravvivere nell’ostile vecchio continente, perde di forza e, purtroppo, si allinea a tutta una serie di libri, libricini e libercoli che non aggiungono nient’altro che qualche chilo

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