"Scene dalla vita di un villaggio" di Amos Oz

Il nuovo libro di Amos Oz ( Feltrinelli , pp. 184, 16 euro) è una sorta di puzzle di personaggi. Sullo sfondo di una cittadina, Tel Ilan, si muovono i suoi abitanti, il sindaco, un’insegnante, un ragazzino, una bibliotecaria. Persone dall’apparenza comune, ma che in realtà nascondono segreti, finiscono per trovarsi in situazione strane o assurde che – e questo è uno dei tratti più caratteristici del libro – non trovano mai soluzione. Sono storie che rimangono sospese, e che denunciano attese mancate, dilemmi dell’anima, frustrazioni. Come accade ad Arieh Zelnik, il personaggio del primo racconto, che un giorno si vede arrivare a casa uno strano personaggio che intende comprare la casa in cui vive, che in realtà appartiene alla madre, e dopo un po’ di tergiversamenti si ritrovano tutti e tre sdraiati nel letto dell’anziana donna, senza spiegazioni. O come accade a un altro personaggio, che un giorno si vede recapitare un biglietto della moglie con su scritto: “Non ti preoccupare per me”, senza altre spiegazioni. Non sapremo mai perché la donna se ne è andata, ma ci rimarrà l’angoscia, l’attesa, le abitudini del protagonista infrante. Meno carico di Storia rispetto, ad esempio, a “Una pace perfetta”, questo libro offre veramente una galleria di personaggi che si incrociano, e che sono tormentati da situazioni familiari deboli, da dubbi e angosce sotterranee. E’ senz’altro un romanzo (nonostante sia costituito da racconti) sull’essere umano in sé, sulle sue capacità di dare spiegazioni agli eventi, ai tormenti che una placida quotidianità trasmette nell’animo del più candido degli abitanti di Tel Ilan. L’abilità di Oz è senz’altro quella di immedesimarsi nei suoi personaggi, che sviluppa con una maestria che raramente ho visto negli scrittori

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