Balcani ruvidi e insanguinati per l’esordio di Alessio Parretti

“Balcani”, un romanzo breve denso come la cortina di fumo della guerra. Alessio Parretti è un giovane operaio fiorentino, classe 1975. Il suo esordio letterario puzza di guerra e affronta, nell’alveo della fiction, alcuni tra gli argomenti più oscenamente taciuti del conflitto che stracciò i Balcani agli inizi degli anni ‘90. Un racconto nato dalla penna di un poeta e diventato romanzo per volere della Web community. E’ una storia che mescola denti rotti ad ali di farfalla, pagine di diario in pasto a roditori affamati e tumori “di servizio”, per proseguire nel sangue della guerra stracciando con quel poco di forza che sopravvive strenuamente all’orrore, brandelli di umanità. I “Balcani” del titolo non sono solo il teatro della vicenda, né il nome della sindrome che mieterà in sospetto di uranio impoverito, alcuni protagonisti delle vicende narrate, sono lo spirito dei fatti che restano incisi nella dura terra inspessita di cadaveri e mine, ma ancora protetta da fitti boschi impenetrabili. Un racconto polifonico, strizzato in meno di cento pagine digitali, che prosegue di lettera in lettera passando costantemente da un campo all’altro. E così che il lettore si insinua poco a poco nelle camerate degli alpini, nelle interminabili battute di perlustrazione in V.M. (veicoli militari) pieni di spifferi dei caporali Parisi, Capasso e D’Amato e anche dello sfortunato Fois, nelle notti tra i panni gelidi della solitudine, ma è solo un soffio prima di affacciarsi su qualche scorcio dell’esistenza della resistenza bosniaca, raccontata attraverso la voce scritta in cirillico di Amir Osmanović. Un tessuto di incubi e di spari costruito non molto lontano da Sarajevo, da un ex-studente …

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