Gabriele Dadati, lettera di un finalista al Premio Strega

Ad un solo giorno dalla pubblicazione della lista ufficiale dei dodici finalisti della sessantaseiesima edizione del Premio Strega e mentre freme il “toto-finalista”, abbiamo deciso di concentrarci su un altro punto di vista. Quello di Gabriele Dadati, presentato da Gherardo Colombo e Romano Montroni ed inserito nel precedente elenco di diciotto selezionati con “Piccolo Testamento” , una sua “filiazione di parole”, doloroso parto che racconta la storia di una scomparsa amara, di un’eredità intellettuale e della sua perpetuazione. Sarebbe meglio fermarsi qui. Fare un passo indietro, e Dadati l’ha fatto, alla soglia di un momento che è per uno scrittore, allo stesso identico tempo, fonte delle più grandi soddisfazioni e delle più crudeli angosce. Non sappiamo ancora se entrerà a far parte della rosa finale, né tanto meno se porterà l’onore che fu di Buzzati, Moravia, Pavese, Eco, ma anche di Ammaniti e Mazzantini. E le speculazioni, a questo stato di cose, lasciano il tempo che trovano, quel che è certo è che, una parte dei suoi pensieri si sono trasformati in una lettera, pubblicata sul blog di Chicca Gagliardo , un indizio personalissimo del quale vi lasciamo l’inizio: Cara Chicca, con tutta probabilità da domani sera non sarò più candidato al

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