Iceberg Slim e la trilogia del ghetto, monumento per amanti del romanzo dei bassifondi

Voi dalla bocche mielate di dolciumi, dagli occhi pieni delle meravigliose visioni da calze della Befana, voi “che vivete sicuri nelle vostre tiepide case”, e chi sa avrà già colto il riferimento a Primo Levi , voi che vi state divertendo come bambini a scartocciare liquirizie e caramelle in attesa di un nuovo lunedì di lavoro, è proprio a voi che stiamo pensando adesso, quando tra e dita scivolano rapide le parole dure e smaliziate di Iceberg Slim , alias Robert Beck , scrittore afroamericane e narratore del ghetto. Poeta di un XX secolo povero, derelitto e maledetto. La prima parte della sua opera, elaborata dopo anni di carcere, prende la forma di una trilogia del disprezzo , di sé prima di tutto, ma anche di coloro che lo circondano, una fisica di luminose repulsioni che evolve in “Pimp: The Story of My Life” (1967) in “Trick Baby: The Story of a White Negro” (1967) e “Mama black widow”(1969), dove é proprio la sua vita violenta di protettore ad essere il centro dell’azione, un’esistenza di abusi, e di saggezza appresa nel sangue, di sofferenza e prevaricazioni, condotta ai margini della legalità nell’ombra dei bassifondi di Chicago. Una e trina la storia di Slim resta sempre amara, abbandonata eppure palpitante, una via senza facili redenzioni pronte a spuntare dal fondo della scatola delle dolcezze. Via | thechronicles.fr Iceberg Slim e la trilogia del ghetto, monumento per amanti del romanzo dei bassifondi

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