La famiglia Karnowski, di I. J. Singer

«Dedico queste pagine alla memoria del mio defunto fratello, I. J. Singer, autore dei Fratelli Ashkenazi. Egli era per me non soltanto il fratello maggiore, ma anche un padre spirituale e veramente un maestro di vita. Io guardo a lui come a un modello di grande spiritualità e di probità letteraria». Chi è che parla è Isaac B. Singer – queste parole si trovano nei ringraziamenti del suo capolavoro La famiglia Moskat – fratello minore di Israel, ma anche più famoso al punto da averne oscurato la presenza nel panorama letterario. Certo, con ogni probabilità basterebbero quelle poche righe per fare di Israel (di chiunque) un grande scrittore del Novecento. La conferma, invece, arriva da un libro e, be’, scrivere capolavori deve essere un vizio della famiglia Singer. Il termine “famiglia” è ancora una volta parola chiave e tema centrale nel libro di Israel, scritto negli anni Quaranta e pubblicato ora in Italia da Adelphi: La famiglia Karnowski . A rigor di termini, si tratta di un’epopea. Inizia con David, gran lavoratore e studioso, che si trova in contrasto con il codinismo dell’ebraismo polacco in cui è nato e decide di andarsene nella più liberale Berlino dove avrà ottimo successo. Non avrà altrettanto successo con il figlio Georg: uno scavezzacollo che non vuole saperne di percorrere le profonde orme del padre, ha poca voglia di studiare e meno di lavorare. Diversamente da David, Georg ha una colossale confusione in testa: sulle sue origini religiose, culturali…

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