Una ragione per morire, Lee Child

È affascinante come un autore inglese, nel caso specifico Lee Child – che si è trasferito negli Usa anni fa –, racconti così bene una parte di quell’America violenta, ignorante, provinciale e gonfia di ingiustizie. Lee Chil vi contrappone un protagonista che – è arrivato al quindicesimo appuntamento con quest’ultimo libro Una ragione per morire (Longanesi), senza contare il film con Tom Cruise – è ormai popolarissimo: Jack Reacher. Spavaldo. Grosso. Fisicamente devastante. Ex militare addestrato fino al midollo. Ma soprattutto insofferente alle ingiustizie. Qualunque esse siano. Inoltre, Jack è un tipo solitario e per di più senza fissa dimora. In uno dei suoi vagabondaggi decide di fare una capatina in Nebraska, zona rurale nel cuore dell’America, «un’area senza legge» lo ha definito lo stesso Lee Child, fatta di paesaggi che guardano a nord e scarsamente popolata. E quel poco di popolazione che c’è non sembra affatto incline ad accogliere uno straniero in casa. Specie se questo straniero non si fa gli affari suoi. Certo, se Jack potesse scegliere, con ogni probabilità sceglierebbe di restarsene in pace. Ma così non è. Tutto comincia allorché Jack arriva nell’unico motel della zona. si ferma al bar. Il telefona squilla. Una donna vuole il dottore che se ne sta lì, solo, a ubriacarsi e non vuole saperne di fare il suo lavoro. Il …

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