Mezzanotte a Parigi, di Dan Franck

Parigi, almeno fino all’arrivo della seconda guerra mondiale, si sa, era il crogiuolo dell’arte – intesa nel senso più alto del termine. Lì si incrociavano le esperienze più autentiche che avrebbe marchiato a fuoco tutto il Novecento e oltre. Inutile fare un elenco delle personalità che in quel periodo hanno frequentato i caffè, le mostre, i salotti. Basti dire che Parigi era concretamente il sogno da raggiungere per chiunque volesse confrontarsi con il mondo artistico e volesse scommettere sul proprio. Ma il sogno si è infranto con l’invasione dei nazisti e, di fatto, ha determinato la migrazione dell’arte dall’Europa agli Usa che, da quel momento in poi, sono diventati il motore propulsore della contemporaneità. Con il fiuto del romanziere che è, Dan Franck – francese che oltre a essere scrittore è anche sceneggiatore – scrive un libro di estremo interesse: Mezzanotte a Parigi , appena edito da Garzanti. Il presupposto da cui parte Franck è tanto semplice da formulare quanto complesso da raccontare, e che in parole povere potremmo riassumere così: come se la passavano gli artisti nella Parigi occupata dai nazisti? La risposta, naturalmente, è ovvia: se la passavano male. Ma è in grado di raccontare un mondo. Alcuni riuscirono a scappare in tempo, molti dei quali naturalmente andarono in America; altri (molti) dovettero passare le pene dell’inferno per riuscire a imbarcarsi; molti altri, invece, non sopravvissero all’inferno; infine, c’erano i collaborazionisti. Questa …

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