Gian Paolo Serino contro i furbetti dell’inchiostrino

Questa settimana la voglio iniziare segnalandovi un bel pezzo di Gian Paolo Serino apparso stamane su Satisfiction.me e dedicato a un rito che fa parte da sempre del folklore della critica letteraria italiana, vale a dire l’autoincensarsi o il pubblicizzarsi a vicenda. Il caso di cui parla Serino nel suo articolo – badate bene, non è certo l’unico e non sarà assolutamente l’ultimo – riguarda una recensione apparsa sul Corriere della Sera di lunedì scorso e dedicata al libro I quattro canti di Palermo, del giornalista Giuseppe Di Piazza. Fin qui, direte voi, che c’è di male? In realtà di male non c’è niente, ad esserci è semplicemente qualcosa di strano, direi di cattivo gusto. Scrive Serino: “Giuseppe Di Piazza è il Direttore di “Sette” per cui la Baresani scrive a cottimo (non è assunta: più articoli le commissionano più la pagano in euro e visibilità). Quindi recensisce il suo Direttore. E lo recensisce sulle pagine del Corriere della Sera, di cui Sette è l’allegato.” Ma il capofila di Satisfiction non si ferma qui e aggiunge: “La Baresani pubblica con Bompiani che è anche lo stesso editore del romanzo d’esordio di Giuseppe Di Piazza. La Bompiani è di RCS, cioè il proprietario del Corriere della Sera che è il proprietario del suo allegato Magazine.” Magari il libro di Di Piazza è anche notevole, in gioco non c’è questo. In

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