Grecia, solo ritorno di Alan Zamboni

Viaggio in Grecia, per le emozionanti e poetiche avventure dei personaggi di Zamboni. Un racconto lungo, uno breve ed una favola. Oppure “un romanzo breve e due racconti”, come riporta la dicitura presente sul dorso di un libretto color panna, con una bella cinquecento blu petrolio sormontata da una valigia stampata sul fronte. Ecco a primo acchito la cifra estetica del viaggio che Alan Zamboni ha riunito sotto il titolo “Grecia, solo ritorno” . Scrittore polimorfo Zamboni, ma incantato dalla molteplicità degli orizzonti, lo avevamo lasciato tra le stradine di Anvers-sur-Oise, intento a sviscerare i misteri dell’ultimo quadro di Van Gogh e lo ritroviamo intento ad esplorare il portato umano e secolare delle isole greche, culla di partenze e rimandi ciclici. Ed effettivamente il suo è un ritorno, un periplo che si arresta nella mitica terra dei racconti, quell’insieme che come un grappolo d’uva che ha disperso componenti li ritrova sotto forma diversa, in qualità di vini pregiati adagiati sugli scogli come significative “perline del ritorno”. Sentieri e vite che si intersecano su piani differenti per poi ritrovare strane vie di incontro, in un libro popolato da gatti ammaestrati che ballano magistralmente il sirtaki, “mercanti e donatori di sogni”, ma anche uomini che ne sono totalmente privi, scrittori senza faccia, che fanno appello alle parole per definire i confini della propria identità e comunicarla, pagine di eventi trasfigurati lasciate sotto le porte, vecchietti che si inseriscono tra le righe, viaggiatori naturali allo stato brado, che percorrono gli scogli del continente in preda ad un delirio di verità che fa rima con la pietra, gli alberi, l’odore della terra misto a quello dell’aria salmastra, cifra della semplicità essenziale delle piccole cose. La libertà che …

Leggi oltre nell’articolo originale:
Grecia, solo ritorno di Alan Zamboni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *