Incarceron, di Catherine Fisher. La prigione vivente. Lunga vita alle distopie!

Incarceron , di Catherine Fisher , apprezzata e premiata scrittrice e poetessa gallese, è il primo volume di una duologia distopica per adolescenti. Incarceron , che segue le vicende di due ragazzi che entreranno inaspettatamente in contatto, si ambienta, in larga parte, in un mondo gestito da un’intelligenza artificiale. Un mondo che, per la precisione, è costituito da un’immensa, tecnologica e segreta città-prigione generazionale. Inizialmente, la prigione era stata progettata al fine di rieducare i criminali. L’esperimento aveva previsto la chiusura, in questa società – inizialmente utopica e contenuta in un grande cubo d’argento – di criminali, “sapienti” e dell’intelligenza artificiale di controllo con l’intenzione di utilizzare un mondo protetto e di emberiana memoria, per ottenere risultati “sociali”. Nel corso del tempo, però, le cose erano degenerate e l’intelligenza artificiale aveva preso il controllo; a distanza di secoli e dopo l’allargamento a dismisura della prigione stessa (che ora “ospita”, in città, villaggi e boschi, i figli dei vecchi detenuti e dei sapienti , divisi in gruppi e caste) essa aveva strutturato un governo impostato su sistemi da grande fratello orwelliano , regolando la vita degli abitanti, spesso brutale e crudele, in modo impersonale…

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