Le case degli altri, di Jodi Picoult

È inutile girarci intorno: Jodi Picoult è una brava narratrice. Ha profondità – per alcuni versi ricorda Anne Tyler –, il senso dell’umorismo, il senso dell’azione – è «la regina del legal thriller» – e un gran senso dell’artigianato e della documentazione. L’ultimo dei suoi libri pubblicato in Italia, Le case degli altri , appena uscito come sempre per Corbaccio, non smentisce nessuno degli aspetti sopraelencati; in più, con straordinaria maestria, ricostruisce la voce di ognuno dei personaggi. Emma è una donna che deve vedersela con due figli adolescenti. E fin qui niente di anormale, anche se potrebbe bastare soltanto questo per dire che la sua vita è faticosa. Ma non è così. Uno dei due figli, il più grande, Jacob, è affetto dalla sindrome di Asperger. Si tratta di una forma di autismo. «Dicono che sono fortunata ad avere un figlio tanto loquace, dotato di un’intelligenza così acuta, capace di smontare il forno a microonde rotto e di rimetterlo in funzione nel giro di un’ora. […] Ma provate ad avere un figlio chiuso nel suo mondo che tuttavia vuole stabilire un contatto. Un figlio che prova a essere come tutti gli altri, ma in realtà non sa come fare». Jacob, naturalmente, assorbe gran parte dell’energia e del tempo di Emma. Insomma, tutto ruota attorno alle esigenze di un ragazzo estremamente sensibile, ma incapace di interpretare il mondo degli uomini. E per un ragazzo come Theo, suo fratello, non è certo un piacere vedersi sottrarre ogni minima attenzione. Sarà anche per questo che Theo ha una sua fissazione: gli piace andare nelle case degli altri. A suo modo, cerca di sentirsi a casa propria in case del tutto …

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