La mia Medjougorie, di Giuliano Sten

Mi fidavo della gente, amavo gli altri e chi camminava con me; desideravo aiutare il prossimo, senza aspettarmi nulla in cambio, tanto meno un ipotetico paradiso. Tuttavia, mi domandavo se chi credeva in Dio lo faceva solo perchè ne aveva bisogno o se sentiva qualcosa che a me sfuggiva. Cosa c’entra un “alpinista di fama, scopritore e apritore di moltissime vie di difficoltà estrema” con i pellegrinaggi di Medjougorie? Ce lo spiega lui stesso, ovvero l’autore di questo libretto, La mia Medjougorie – Giuliano Sten – che racconta la paura e la difficoltà di sfidare le vette dell’incontro ravvicinato con un mondo “altro”, che però saldamente, come un chiodo, punta direttamente sulla durezza della sua vita. Sten – che ha visto la morte in faccia proprio durante una scalata a cui è sopravvissuto per un pelo, strattonato dal suo compagno di cordata – è uno che ha sfidato la paura del vuoto che hai sotto i piedi, come chi crede senza vedere, proprio andando in un luogo come quello. Perchè la seconda caduta nel vuoto, quasi irreparabile, Sten l’ha provata quando sua moglie Serenella si ammala in modo incurabile, proprio mentre è in attesa della loro prima bimba. Ed è proprio il sorriso che persiste in Serenella, a dargli il secondo “strattone” che lo salva. E così, per accontentare uno degli ultimi desideri quella donna “con la paresi che le imprigiona metà corpo”, e la sua sete di spiritualità semplice – quella di chi parla con Dio come si parla con un papà, un fratello, un amico – si parte per Medjougorie. Tuttavia questo non è l’epilogo di una storia d’amore, ma proprio l’inizio di tutto…

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