Dracula di Bram Stoker

Nel corso degli anni ho dedicato molto tempo alla lettura di romanzi, di novelle o anche solo di riviste ma mi mancava l’esperienza obbligata per chi come me ama leggere, ama il romanzo gotico, ama il mistero: mi mancava la lettura del Dracula di Bram Stoker.

Il protagonista del libro è Vlad Tepes l’Impalatore, principe Valacco che difendeva la fede cristiana dagli invasori turchi con metodi alquanto cruenti e singolari, in un’epoca di grandi battaglie come quella medioevale.

Il principe, dopo la morte della moglie, disperato rinnega la sue fede e diventa Dracula, il vampiro immortale. Secoli dopo, nella Londra di fine 800 conosce Mina Harker e inizia la caccia.

Bram Stoker decide di raccontare la storia del vampiro sotto forma di diari personali delle sue vittime e dei suoi cacciatori, sotto forma di ritagli di giornale o di lettere dalle quali viene etichettato, con occhi inquisitori, come il male più assoluto che si può sconfiggere solo con una profonda fede e un grande amore.

Un aspetto importante dell’opera è l’erotismo: il Conte è estremamente seducente e nel romanzo sia Lucy che Mina, le vittime del vampiro e coloro che con il loro amore permettono la caccia al vampiro, non riescono a resistere all’influsso del Conte. Dracula è estremamente sexy: egli succhia il sangue delle sue vittime attraverso il collo, ha un profondo contatto fisico con esse, il suo abbraccio così enfatizzato e mortale ha un che di passionale e morboso.

Dracula è certamente un romanzo ben scritto, un romanzo uscito fuori dalla mente di un geniale scrittore che ha avuto come pregio principale quello di riuscire a dar voce alle paure di ogni uomo. Quello che rende originale il Dracula di Bram Stoker è proprio questo: ogni uomo ha paura, paura soprattutto di quello che non conosce, del diverso, del soprannaturale, paura anche di tutto ciò che viene etichettato come immorale da chi la società la vive in modo estremo e perbenista ma che su ogni uomo fa presa esercitando un’inconscia “seduzione”, proprio come Dracula faceva con le sue vittime. Paure non propinabili ad una società che fa di tutto per essere positiva e ottimista.

Pasquale Errico

Marcovaldo di Italo Calvino

Il primo fu Marcovaldo. Era il 1984 e io frequentavo la prima media. In quegli anni scossi dalla tragedia di Seveso, nei prati le siringhe spuntavano come fiori e i torrenti di tanto in tanto si coloravano di rosso. Regnavano le discariche a cielo aperto e qualcuno trovava normale buttare giù per una riva una lavatrice, un frigo, calcinacci, water, ecc. Nessuno faceva jogging per strada.

Fu in quel clima che lessi Marcovaldo e quel libro si fissò per sempre nella mia mente e influenzò il mio modo di essere. Marcovaldo è un personaggio bellissimo, tragi-comico e malinconico che può sedere tranquillamente con Totò e Charlot. Un Don Chisciotte per cui i mulini a vento sono il cemento e l’asfalto che mangiano gli alberi.

Marcovaldo, Italo Calvino, 1963.

Montag

Aerosmith – I Don’t Want To Miss A Thing

Ciao gente!! Sono sempre io il vostro RedGall!! E sono qui per parlarvi dell’Heineken Jammin Festival che quest’anno si terrà al parco San Giuliano alle porte di Venezia. Un evento molto importante per gli amanti della bella musica. Ci saranno gruppi come Iron Maiden, Papa Roach, Linkin Park, Aerosmith e molti altri. Ma è proprio su quest’ultimo gruppo che mi vorrei soffermare.

AEROSMITH

Molto popolari negli anni 70 gli Aerosmith sono stati partecipi di uno dei ritorni più belli della storia del rock negli anni 70-80. Guidati da un cantante carismatico come Steven Tallarico (che cambiò cognome in seguito in Taylor) e dalla sua enorme bocca, la band si è aggiudicata un gran numero di hit radiofoniche e hanno preparato la strada per le band di pop-metal degli anni 80.
Una canzone che mi ha molto colpito personalmente e che ogni volta che la ascolto mi mette i brividi è: “I Don’t Want To Miss A Thing”, colonna sonora del film “Armageddon”.
Tanto per capirsi non riporterò il testo della canzone ma bensì la traduzione in italiano, per far sentire anche a voi quanto romanticismo e amore ci possa essere nel rock.

I DON’T WANT TO MISS A THING (AEROSMITH)

Non mi voglio perdere niente
Potrei rimanere sveglio solo per sentirti respirare
Vederti sorridere mentre dormi
Mentre sei lontana a sognante
Potrei trascorrere la mia vita in questa dolce resa
Potrei rimanere perso in questo momento per sempre
Ogni attimo trascorso con te
E’ un attimo che serbo caro

Non voglio chiudere gli occhi
Non mi voglio addormentare
Perché mi mancheresti, baby
E non mi voglio perdere niente
Perché persino quando ti sogno
II sogno più bello non basterebbe
Mi mancheresti ancora, baby
E non mi voglio perdere niente

Steso vicino a te
Mentre sento il battere del tuo cuore
E mi chiedo cosa stai sognando
Mi chiedo se è me che vedi
Poi ti bacio gli occhi e ringrazio Dio che siamo insieme
Voglio stare con te
In quest’attimo per sempre, per sempre
Non mi voglio perdere neanche un sorriso
Non mi voglio perdere neanche un bacio
Voglio stare con te
Qui con te, cosi
Ti voglio tenere stretta
Sentire il tuo cuore vicino al mio
E rimanere qui in questo momento
Per sempre
Non voglio chiudere gli occhi
Non mi voglio addormentare, si
Non mi voglio perdere niente

Fulvio Greggio alias RedGall

Raymond Chandler – Biografia

Raymond Chandler è conosciuto soprattutto per essere stato il creatore del celeberrimo investigatore privato Philip Marlowe, reso immortale da capolavori quali Il grande sonno, Addio mia amata, Finestra sul vuoto, Il lungo addio.
Insieme a Dashiell Hammet, Raymond Chandler può essere considerato uno dei padri fondatori del cosiddetto genere “hard boiled”, ovvero il “noir” tipicamente “made in USA”.

La sua scrittura ironica, corrosiva nel sarcasmo esplosivo che la anima, è un punto di arrivo per molti autori contemporanei. Attraverso gli occhi del suo “private-eye”, egli mette per la prima volta in scena il lato più oscuro della violenza, addentrandosi nella psicologia criminale con una visione cinica, a tratti spietata, spingendo spesso il suo Marlowe ai limiti degli stessi ideali di giustizia, pur di raggiungere i propri scopi.

Come ci dice lo stesso Marlowe:

« Assumere un privato non è la stessa cosa che assumere un uomo delle pulizie, mostrargli otto finestre e dirgli: “Lavale e tanti saluti”. Voi non sapete cosa sono costretto a fare in superficie o in profondità per adempiere all’incarico che mi avete dato. Io lo adempio come posso. Faccio del mio meglio per tutelarvi e può darsi che infranga qualche regolamento, ma sempre ed esclusivamente a vostro favore. Il cliente ha sempre tutti i diritti, a meno che non si riveli un furfante. Ma, anche in questo caso, tutto quel che posso fare è rinunciare al mio incarico e tener la bocca chiusa. » (cit. da “Il grande sonno” (1939) pp. 189-190)

Ma andiamo con ordine.

Raymond Chandler nasce nel 1888 a Chicago (Illinois).
Dopo gli studi in Inghilterra, torna in USA e si stabilisce in California. Inizia a lavorare nel campo petrolifero, ma nel 1933 collabora con la rivista “Blask Mask” che aveva lanciato il genere poliziesco d’azione. Nel 1939 pubblica il suo primo romanzo che ha per protagonista l’investigatore privato Philip Marlowe, Il grande sonno. Nel 1943 firma un contratto con la Paramount e comincia a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Intanto la salute, minata dall’alcol, si deteriora e, un anno dopo la morte della moglie avvenuta nel 1954, Chandler tenta il suicidio. Iniziano i soggiorni in cliniche private per disintossicarsi.
Raymond Chandler muore nel 1959.

Ringraziando Oreste del Buono per aver fatto conoscere Raymond Chandler anche al pubblico italiano, e per le brevi note biografiche sopra citate, con la prossima puntata inizieremo a conoscere Philip Marlowe proprio dal primo romanzo: Il grande sonno.

Bibliografia, relativa ai soli romanzi dedicati a Philip Marlowe:
The Big Sleep (Knopf, 1939)
trad. Il grande sonno (Mondadori, 1948)
Farewell, My Lovely (Knopf, 1940)
trad. Addio mia amata (Bompiani, 1953)
The High Window (Knopf, 1942)
trad. Finestra sul vuoto (Mondadori, 1963)
The Lady in the Lake (Knopf, 1943)
trad. In fondo al lago (Mondadori, 1947)
The Little Sister (Houghton Mifflin, 1949)
trad. Troppo tardi (Mondadori, 1950)
The Simple Art of Murder (Houghton Mifflin, 1950)
trad. La semplice arte del delitto (Feltrinelli, 1962)
The Long Goodbye (Houghton Mifflin, 1953)
trad. Il lungo addio (Bompiani, 1958)
Playback (Houghton Mifflin, 1958)
trad. Ancora una notte (Longanesi, 1959)
Poodle Springs (incompleto, 1959; “Raymond Chandler Speaking”, Hamish Hamilton, 1962)
trad. Poodle Springs Story (“Tutto Marlowe investigatore, vol.2”, Mondadori 1971)
Nota: i titoli tradotti si riferiscono alle prime edizioni, e possono differire dalle successive (ad esempio The Lady in the Lake in La signora nel lago, oppure The Little Sister in La sorellina).

Arrivederci alla prossima puntata.

Nicola Boschetti