I pesci non chiudono gli occhi nelle pagine di Erri De Luca

Attesissimo e non a caso. Ancora un romanzo di formazione, (come Tu, Mio e Montedidio) un libro su un’estate ad Ischia di mezzo secolo fa che arriva alla fine di una stagione della vita. Un scrittore, il napoletano Erri De Luca, che non rientra nella categoria, a dire il vero “non è categorizzabile in assoluto” poiché le sue parole crescono in una specie di coscienza autonoma, come se fossero episodi di un essere che cammina su gambe d’inchiostro. I pesci non chiudono gli occhi è l’ennesima declinazione della sua storia, l’ultimo flashback che arriva dritto da un isola di fronte le coste napoletane, in quell’attimo di “solarità inselvatichita” che solo le vacanze dei ragazzini sul limitare della preadolescenza possono davvero comprendere. In quel momento incredibile in cui l’amore cambia il corpo e lo spirito, è la lotta contro un tempo che sembra non voler mai essere all’altezza del sentimento di sé che si fa prepotente, ma che resta confinata in un angolo di Mediterraneo. L’autore stesso riallaccia dei fili vecchi mezzo secolo: Questo ricordo a distanza di un giubileo di cinquant’anni mi ha riportato all’età in cui ne avevo dieci ad Ischia, ed è l’età in cui si scrive per la prima volta il primo numero di anni a due cifre. […] E’ questa cifra doppia che inaugura l’età dell’adolescenza mentre una testa che sta correndo avanti rimane compressa dentro un corpo chiuso, ancora infantile. Un ragazzino e una ragazzina appena più grande. Il loro è un incontro che dipana sentimenti acerbi e forti, un’epifania che si fonda sulla visione della giustizia, quella che non può riparare nulla per lui, mentre esige la sua esistenza per lei, che pronuncerà quella frase che a distanza di tanti anni è diventata il titolo del libro: Come tutti i miei titoli è una frase presa dalla bocca di qualcuno che la sta dicendo, in questo caso si tratta di una ragazzina che…

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